Anche il settore alimentare, uno dei pochi a reggere fino ad ora l’urto della crisi, lancia oggi un grido d’allarme.
Il settore risente infatti pesantemente della diminuzione dei consumi: lo stato di crisi permanente, infatti, alla lunga sta mettendo in crisi la liquidità delle imprese, con ovvie conseguenze nei pagamenti. E ciò mette in crisi l’intero sistema.
La presidenza della Cna Alimentare della provincia di Ancona dichiara che “occorrono interventi urgenti che devono essere messi in campo nel breve periodo: diminuzione delle tasse alle famiglie per aumentare il potere di acquisto, rafforzamento dei Confidi delle piccole e medie imprese, semplificazione burocratica”.
“L’alimentare è un settore fortemente collegato all’agricoltura. Il settore primario, in Italia, non ha avuto mai una politica degna di questo nome – commenta Francesca Petrini, presidente della Cna Alimentare della provincia di Ancona –. L’esempio più eclatante dell’assenza di una politica agricola sta nel prezzo del grano che oggi è pari a 14 euro al quintale, un prezzo che affama letteralmente gli agricoltori. La situazione potrebbe degenerare e portare all’abbandono delle terre perché più conveniente. Per tale ragione, oltre ai punti che abbiamo individuato come presidenza, ritengo fondamentale ed urgente la programmazione di una politica agricola che fino ad oggi è mancata. Occorre che il nostro Paese si doti di una strategia chiara che tuteli le produzioni tipiche della nostra terra”.
“E’ nostra intenzione - aggiunge Andrea Cantori, referente della Cna Alimentare della provincia di Ancona – portare alla luce questa situazione di grave incertezza del settore. L’attenzione su quanto sta accadendo dovrà crescere e riuscire ad arrivare a Roma dove da tempo attendiamo la realizzazione delle promesse fatte”.
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